Sofia Cocozza: Don Antò, ma perché mi avete portata qui?
Cavaliere Antonio Carotenuto: E’…vi dovete distrarre. Volete una granita o un gelato?
Sofia Cocozza: Un gelato.
[…]
Nicolino: Comandante, buona permanenza.
Cavaliere Antonio Carotenuto: Vé! Ciao Nicolì, buon viaggio. E stai attento, è? Scrivi, scrivi. Vi siete già salutati?
Sofia Cocozza: Ieri sera.
Cavaliere Antonio Carotenuto: Povero figliuolo.
(Sofia dopo aver letto la lettera di Nicolino, consegnata da un bambino).
Cavaliere
Antonio Carotenuto: A bravo. Capa tosta è! Capa tosta quell’uvaione. Mi
fa proprio pena pensare che va nel lontanissimo Venezuela. Zona
tropicale, serpenti velenosi, belve feroci, ragni grossi così, zona
tropicale, caldo umido, malaria.
Sofia Cocozza: Peggio per lui.
Cavaliere Antonio Carotenuto: Ma che vi ha fatto?
Sofia Cocozza: A me?! Niente.
Cavaliere Antonio Carotenuto: Ma che le sàccidi in zona tropicale, è? Avreste dovuto dissuaderlo.
Sofia Cocozza: Dissuaderlo io? E pechè?
Cavaliere
Antonio Carotenuto: Ma non mi diceste che era un vostro lontano
parente? Me lo raccomandaste con tanto calore, ebbi anche il sospetto
che gli voleste bene, e poi quasi geloso. È! E mò se ne va in zona
tropicale con la malaria perniciosa. L'ameba! L’ameba! L’ameba non
perdona. Se sopravviverà, povero figlio, sarà ridotto a una larva umana.
Sofia Cocozza: Ma è lui, che se ne vuole andare(piangendo)!
(Il
capitano fa un segno al bambino di urlare: “Nicolì, scin, scen
Nicolino! Scin! Ti prego non partì!”. Sofia si alza all’improvviso, per
raggiungerlo).
(Pane, amore e...[1955])
15 gennaio 2024
Nessun commento:
Posta un commento