17 maggio 2026
C'e una famosissima leggenda del Rannamaari, un demone oscuro che viveva negli abissi e terrorizzava i pescatori
La leggenda narra
che l'intero arcipelago delle Maldive sia nato dalle lacrime di Dio,
commosso e affascinato dalla bellezza del creato.
Narra che la locale isola maldiviana un tempo dell’Oceano Indiano fosse
immenso, blu e completamente vuoto. Un giorno, il cielo e il mare
decisero di fare un regalo alla Terra. Il cielo pianse delle lacrime di
gioia e di stupore, commosso per la bellezza del mondo. Ogni lacrima,
cadendo nell'acqua cristallina, si trasformò in un granello di sabbia
bianchissima. I granelli si unirono, formando le bellissime isole delle
Maldive, piccoli angoli di paradiso protetti da una barriera corallina.
La parola Alimathà ha un significato poetico e misterioso, che evoca l'essenza stessa dell'atollo: il mare ovunque Maldive il sogno si avvera di alimatha'
Nelle
antiche storie maldiviane, il nome veniva associato al concetto di
"avere il mare a un passo, il mare attorno e a perdita d'occhio".
Inoltre, anticamente si diceva che significasse "il volto di donna", per
via della sua forma dolce che vista dall'alto ricorda quella di un
cuore o la silhouette di un piccolo stivale immerso nell'acqua Alimatha e l'atollo di Vaavu

“Lo so che sei stato tu, Fredo. Mi hai spezzato il cuore.”
Il Padrino Parte II (1974)
Al Pacino interpretava Michael Corleone, questo era il momento preciso in cui Michael si confrontava con suo fratello riguardo al tradimento.
Al Pacino and John Cazale in The Godfather Part II (1974) dir. Francis Ford Coppola
16 maggio 2026
Al Pacino as Don Michael Corleone in The Godfather II, 1974
Gli amici tienili stretti i nemici ancora piu stretti
16 maggio 2026
La pazienza non è un'attesa passiva. La pazienza è l'accettazione attiva del processo richiesto per raggiungere i tuoi obiettivi e sogni
14 maggio 2026

Al Casello 31, nell’area ex Ajinomoto a Manfredonia, una donna argentina con sangue manfredoniano prova a ricostruire una ferita familiare lunga quasi novant’anni. Una storia di madri e figlie separate, silenzi, dolore e memoria. Il libro potrebbe chiamarsi “Ninetta”.
MANFREDONIA – È arrivata dall’Argentina fino a Manfredonia, con l’amato compagno (“un gigante”) per cercare una verità rimasta sospesa nel tempo. Rosana Di Nardo porta nel cuore una storia familiare dolorosa, tramandata tra ricordi spezzati, silenzi e domande mai risolte. Una storia che affonda le radici nei pressi del Casello 31, nell’area dell’ex Ajinomoto, dove la sua famiglia avrebbe vissuto e lavorato già agli inizi del Novecento.
Rosana è argentina, ma il suo sangue è manfredoniano. Sua madre, Ninetta, nacque a Manfredonia nel 1926 e nel 1936 fu mandata in Argentina, ancora bambina, senza più poter conoscere davvero la verità su sua madre. Le dissero che era morta. Ma non era così.
Secondo il racconto familiare, la nonna di Rosana, Carmela, sarebbe stata allontanata dalle figlie in circostanze mai chiarite, su volontà del padre (suo bisnonno). Rosana sospetta che dietro quella separazione possa esserci stato un episodio grave, forse un incidente o un fatto avvenuto nei pressi del passaggio a livello del Casello 31, tale da rendere necessario l’intervento di un avvocato.
Ed è qui che la vicenda diventa ancora più complessa e dolorosa. Rosana racconta che, secondo quanto tramandato nella sua famiglia, il bisnonno avrebbe “dato” la propria figlia Carmela a un noto e facoltoso
avvocato di Manfredonia, forse come forma di pagamento o accordo. Una ricostruzione che resta tutta da verificare, ma che rappresenta il cuore del mistero che Rosana vuole comprendere.
Perché una donna già sposata, madre di due bambine, sarebbe stata separata dalla propria famiglia? Perché le sue figlie furono allontanate? Perché a Ninetta fu detto che sua madre era morta, quando in realtà era ancora viva?
Domande che Rosana si porta dentro da anni.
“Il dolore di mia madre e di mia nonna è nel mio cuore”, racconta con emozione. Per lei non si tratta soltanto di ricostruire un albero genealogico o di cercare documenti antichi. È un bisogno profondo: dare un nome alla sofferenza, restituire dignità a due donne segnate da decisioni prese da altri, in un’epoca in cui il destino femminile poteva essere piegato da logiche familiari, economiche e sociali.
Rosana vuole onorare la memoria di sua madre e di sua nonna. Vuole capire, per quanto possibile, cosa accadde davvero. E vuole trasformare questa ricerca in un libro, una promessa fatta alla madre prima della morte.
Il titolo, probabilmente, sarà “Ninetta”
13 maggio 2026