Meglio essere senza fortuna ma saggi, che fortunati ma stolti
20 aprile 2026
Magari a qualcuno sarà rimasto impresso il celebre episodio della mela
d’oro appartenente al ciclo mitico che precede la guerra di Troia. Omero
(o chi per lui) ne parla nella sua opera. Lo ricordiamo brevemente:
secondo la tradizione, alla festa nuziale di Peleo e Teti non fu
invitata Eris, personificazione della discordia. Per vendicarsi, la dea
gettò tra gli dèi una mela d’oro con l’iscrizione “alla più bella”
(καλλίστῃ). Ne nacque una contesa fra Era, Atena e Afrodite, che
chiesero a Paride di pronunciarsi. Il giovane principe troiano assegnò
la mela ad Afrodite, sedotto dalla promessa di ottenere
l’amore della donna più bella del mondo, Elena. La scelta, come anche i
muri sanno, innescherà la guerra di Troia
20 aprile 2026
Anche Cleobulo fu tiranno ed uomo fortissimo. Il suo pensiero si riassume nella sua massima: “Il miglior governo sarà quello in cui i cittadini temeranno più il disonore che la legge”. Infine Quilone di Sparta che entra nel novero dei savi per le sue leggi sull’educazione militare dei giovani spartani
20 aprile 2026
Solone e Pittaco sono accomunati da
una cosa. Entrambi ebbero a che fare col governo di uomini. Pittaco fu
un abile condottiero e governò prima le truppe di Mitilene contro Atene e
poi per 10 anni governò la città stessa. Solone invece fu coinvolto
solo trasversalmente nel governo di Atene. La sua fama era così ampia
che gli fu chiesto di fare delle leggi per la sua città. Nella lista si
aggiunga anche Periandro, che fu tiranno di Corinto a lungo. Regolarizzò
però il lavoro degli schiavi ed attuò misure in favore dei cittadini
più poveri
20 aprile 2026
Bias (o Biante) di Priene è il secondo della lista. Anche lui proveniente dalla Ionia come Talete. Una voce narra che quando la sua città era sotto attacco nemico tutti i suoi concittadini si affrettarono a prendere con sé quanto più potevano. Lui fece esattamente l’opposto. Quando gli chiesero del perché, rispose che aveva già tutto con sé nella sua mente pensante. Predicava la calma, soprattutto prima di parlare. Dovremmo tenerlo a mente.
Talete di Mileto. Una curiosità che molti non sanno è che fu lui a suddividere l’anno in 12 mesi. Oltre a ciò studiò l’astrologia, la matematica e la filosofia, di cui fu uno dei principali esponenti di spicco. Come tutti sapranno dal loro primo anno di studi filosofici superiori, per Talete l’origine di tutto stava nell’acqua. Inoltre è bene ricordare l’invito che Talete faceva sempre: rispetta i tuoi amici, sia in loro presenza che in loro assenza
20 aprile 2026
La filosofia greca si colloca in un periodo storico che va dal VII secolo a.C. fino al VI secolo d.C. e rappresenta per la nostra cultura la nascita del pensiero filosofico.
Nell’arco di questi secoli moltissimi filosofi si sono susseguiti interrogandosi sull’uomo, sull’Universo, sulla conoscenza e sulla vita in generale. Ognuno di loro ha contribuito a illuminare le nostre menti nel buio infinito che ci circonda.
Oggi non è la festa della tua laurea ma la festa della tua laurea alla tua vita
Buon Compleanno Maria
20 aprile 2026
Massimo Troisi (1953–1994) è stato uno dei più grandi esponenti del cinema e del teatro italiano, capace di rivoluzionare la figura del comico napoletano con un linguaggio fatto di silenzi, esitazioni e una profondità poetica unica.
La svolta arriva nel 1976 con il trio La Smorfia, insieme a Lello Arena ed Enzo Decaro
Il debutto sul grande schermo avviene nel 1981 con Ricomincio da tre, un trionfo di critica e pubblico che ridefinisce la commedia italiana
Affetto fin da giovane da problemi cardiaci, Troisi decide di rimandare un delicato intervento al cuore per completare le riprese de Il Postino. Il film diventa il suo testamento artistico, regalandogli una candidatura postuma all'Oscar come miglior attore. Massimo si spegne nel sonno il 4 giugno 1994 a soli 41 anni, poche ore dopo la fine delle riprese. .Troisi è ricordato come un artista geniale che ha saputo rinnovare la tradizione teatrale napoletana, mantenendo un forte legame con le proprie radici
17 aprile 2026
Oggi è venerdì 17. Si dice si tratti di un giorno sfortunato, soprattutto in Italia dove - da sempre - cabala e superstizione si accompagnano alla cultura popolare. Ma perché proprio la combinazione tra questo numero e questo giorno della settimana hanno portato con il passare dei secoli a questa credenza? Partiamo subito dal fatto che la tradizione del venerdì 17 come giorno sfortunato è tutta italiana. In altri paesi occidentali come Stati Uniti, Finlandia, Regno Unito, infattim, si dice che ad avere la fama di “giorno negativo” sia invece il venerdì 13 a portare sfortuna, dal momento che viene dopo il 12, numero considerato magico perché rappresenta la perfezione: sono 12 i segni zodiacali, 12 gli dei dell’Olimpo, 12 gli apostoli, 12 i mesi ecc. E allora da dove nasce questa differenza?
Bisogna subito precisare che la paura del 17 in Italia è molto radicata, tanto che a bordo di aerei e treni, spesso, non sono presenti sedili che portano come questo numero. Stessa cosa avviene per camere d'albergo e letti d'ospedale: questo “terrore” è stato ribattezzato eptacaidecafobia, che dal greco si può tradurre letteralmente come “fobia per il numero 17”.
Secondo molti, le origini di questa credenza risalgono addirittura all'antica Roma: grazie a un aneddoto legato al numero diciassette tradotto in numeri romani. La cifra, se espressa alla maniera dei centurioni è XVII, ma il suo anagramma forma la parola VIXI. Il significato di questo termine è il passato remoto del verbo vivere, vissi, che potrebbe essere tradotto anche al passato prossimo “ho vissuto”. In altre parole, il significato traslato è “Sono morto”. Ovviamente, la credenza del venerdì diciassette può essere fatta risalire anche sostrato religioso presente nella cultura del nostro Paese. Il 17 dicembre e il 17 febbraio, nella Roma antica, si celebravano rispettivamente i Saturnalia e Quirinalia, feste in onore degli dei Saturno e Quirino, date che successivamente il Cristianesimo avrebbe demonizzato in quanto celebrazioni pagane. Gettando così un'ombra di sventura sui giorni legati alle feste
17 aprile 2026
fonte Wired
Il
venerdì 17 è una superstizione tipicamente italiana, non riscontrabile
altrove ed esistono diversi pregiudizi legati a esso, principalmente
legati alla cultura popolare ed alla superstizione. Una simile
situazione si ritrova nei paesi anglosassoni nei confronti del numero
13.
L'eptacaidecafobia è la paura del numero 17 e si
basa sulla credenza di un giorno pessimo per gli avvenimenti che
potrebbero accadere.
Molte sono le ipotesi, basate su credenze e documenti storici, che portano a considerare tale giorno sfortunato:
una
prima ci porta negli scritti della Genesi dell'Antico Testamento ove
viene riportato che il diluvio universale cominciò il 17 del secondo
mese.
La seconda ipotesi, quella di derivazione più
probabile, parla della superstizione con l'anagramma di "XVII", il
numero 17 nel sistema di numerazione romano, ovvero la parola "VIXI" (in
latino "vissi", equivalente a "sono morto") presente in alcune lapidi
dell'epoca imperiale.
Sempre in epoca romana è
ricollegata la paura del numero 17 grazie all'influenza della battaglia
di Teutoburgo del 9 d.C. combattuta tra i Romani e i Germani di Arminio e
dalla distruzione delle legioni 17, 18 e 19: dopo quella data questi
numeri, ritenuti infausti, non furono più attribuiti a nessuna legione.
Nella
smorfia napoletana il 17 è sinonimo di disgrazia o sfortuna in generale
collegato al venerdì "giorno della morte di Gesù" secondo la credenza
Cattolica.
Al contrario, come spesso accade quando si
parla di credenze popolari, in alcune altre situazioni lo stesso numero
coincidente con il venerdì è rinomato come giorno portafortuna
17 aprile 2026

16 aprile 2026
Se pensi che le parole siano “solo parole”, Leone XIV ti smentisce con eleganza. Le parole, dice, possono ferire, dividere, fomentare odio e guerre. E spesso lo fanno. Basta guardare i social: un commento velenoso, una fake news ben piazzata, un titolo urlato… ed ecco che l’odio dilaga, le fazioni si radicalizzano, la realtà si deforma.
Il Papa non parla solo ai politici o ai giornalisti: parla a tutti noi, perché tutti – in un modo o nell’altro – comunichiamo ogni giorno. E spesso lo facciamo male. Con sarcasmo, con rancore, con l’ansia di avere ragione e non di capire
16 aprile 2026
Oggi
il Santo Padre Leone XIV ha pubblicato il Messaggio per la LIX Giornata
Mondiale della Pace, dal titolo “La pace sia con tutti voi: verso una
pace disarmata e disarmante”.
Un
invito profondo a rifiutare la logica della violenza e della guerra e
ad accogliere una pace disarmata, umile e perseverante, capace di aprire
i cuori, sciogliere i conflitti e generare fiducia e speranza.
Il
Papa ribadisce che la pace non è utopia, ma una realtà da accogliere e
testimoniare ogni giorno; non basta invocarla, bisogna vivere e
incarnare la pace nelle relazioni, nei gesti concreti, nell’attenzione
all’altro.
Il Messaggio ci sfida
a guardare oltre gli schemi della paura e del dominio, per costruire
insieme un mondo più umano, giusto e pacifico
16 aprile 2026