
Quando, in quel terzo giorno della creazione, ordinò alla Terra di
produrre erbe e germogli e frutti, Dio ebbe subito la sensazione che
queste sue verdi e vigorose creature, avrebbero potuto contenere e
mostrare al mondo tutta la forza e la bellezza del Suo Creatore. Si
chiese, però, se sarebbe stato sufficiente.
Lo tormentava il sospetto
che l’Uomo, l’altra bizzarra creatura su cui da un po’ aveva messo la
testa e che era sempre più deciso a plasmare con le sue stesse mani,
avrebbe avuto un bisogno costante di vedere con i propri occhi la
Grandezza di Dio nel creato. Bisognava circondarlo di Bellezza!
Sommergerlo addirittura, con ondate di colore e profumo e forme
stupefacenti! Quindi con un dei suoi proverbiali colpi di genio, Dio
creò i fiori.
Ne gettò a pioggia sulla Terra e a ciascuno di essi chiese di che colore volesse essere.
Le
margherite e le primule mostrarono sin da subito la loro timidezza e
scelsero entrambe due tonalità di bianco, un colore discreto. Più
vezzosi, i nontiscordardime optarono per un bel blu acceso e le violette
per un lilla intenso. Prese dall’euforia le pensé scelsero l’indaco, il
giallo, il nero, il magenta: non riuscendo a rinunciare a nessuno di
questi colori, decisero che li avrebbero tenuti tutti, spargendoli sui
petali, come un’esplosione di riso.
L’impresa si stava rivelando
complicata, ma Dio non si scoraggiò e continuò a interrogare le sue
nuove creature, certo che sarebbe riuscito a soddisfare le esigenze di
tutti. Non perse la pazienza neppure quando toccò alla rosa, che era
nata con un alto concetto di sé e pretese di poter sfoggiare tutte le
sfumature di rosa, rosso, arancio e persino giallo, in momenti, luoghi e
tempi diversi. Perché si sa, una signora indossa sempre l’abito adatto
in ogni occasione.
Dio non vacillò neppure davanti all’esuberanza dei fiori tropicali,
il quali si erano evidentemente convinti che nella vita, soprattutto se
si vive in una giungla, é meglio non passare inosservati e scelsero i
colori più brillanti che la fantasia di Dio potesse immaginare,
costringendolo in alcuni casi ad esagerare.
A sera di quel terzo
giorno di Creazione, Dio era piuttosto stanco, ma rimaneva ancora un
fiore cui assegnare il colore: il Tarassaco, o Dente di Leone.
Anche a
lui Dio chiese di che colore volesse essere, ma quello, nonostante
avesse avuto molto tempo per pensarci, non aveva ancora deciso.
Dio
se ne stupì perché sapeva che il tarassaco era una pianta semplice,
abituata a stare nei campi e destinata a far da minestra ai contadini.
Non era tipo da fare i capricci.
“Di che colore desideri essere?” gli chiese di nuovo e quello rispose:
“Ci ho pensato a lungo.” disse “Durante
il giorno ho guardato il Sole. È stupendo! Brilla in cielo come una
biglia di fuoco giallo, che irraggia luce e forza. Mi ha fatto pensare a
Te.
Oh, mi son detto, vorrei essere come il Sole!
Poi è arrivata
la Notte, in cielo si é alzata la Luna. È bianca, sai? E perfettamente
sferica. Veglia sul mondo nelle ore più buie con la premura di una madre
e anche lei mi ha fatto pensare a Te.
Oh, mi son detto, vorrei essere come la Luna.
Subito dopo, però, ho visto le Stelle: che meraviglia! Riempiono il cuore di speranza e ho pensato:
Ecco, vorrei essere come loro!“
Dio era davvero colpito. Come avrebbe potuto deludere quella sua creatura, così capace di stupirsi della Bellezza del Creato? Con un’altra delle sue trovate, fece in modo che il fiore di Tarassaco fosse prima Giallo come il Sole, poi Bianco e rotondo come la Luna, e quando il vento lo accarezza (o un bimbo lo soffia!) si trasformasse in mille Stelle fluttuanti nell’aria, sulle quali ancora oggi è possibile esprimere desideri!
23 gennaio 2025
Fonte Tarassaco
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