15 marzo 2026
Quella
di oggi è una data importante per la storia romana. Al 15 marzo del 44
a.C., data conosciuta come “Idi di marzo”, risale infatti l’assassinio
di Giulio Cesare.
“Tu quoque, Brute, fili mi!”
(Anche tu, Bruto, figlio mio!)
Facendo
riferimento ad alcune fonti storiche, queste sarebbero state (il
condizionale è d’obbligo) le parole pronunciate in punto di morte da
Cesare, quando riconobbe Marco Giunio Bruto tra i congiurati che gli
inflissero ventitré pugnalate.
È
necessario però specificare che tale versione dei fatti fu messa in
dubbio da Svetonio, secondo il quale Cesare, quel fatidico giorno delle
Idi di marzo, emise solo un gemito prima di morire, senza proferire
parola.
Secondo Plutarco, Appiano
e altri biografi, Bruto era il figlio di Cesare, da recenti studi è
però emersa l’impossibilità di un legame figlio-genitore tra i due, in
quanto coetanei. Inoltre, alcuni storici affermano che il Bruto a cui
Cesare era legato non fosse Marco Giunio Bruto, ma Decimo Giunio Bruto
Albino. Un legame così forte da spingere Cesare a iscrivere quest’ultimo
nel suo testamento come secondo erede e da assegnargli la Gallia
Cisalpina come provincia e il consolato.
La
famosa locuzione latina, a prescindere dalla sua veridicità,
rappresenta perfettamente il dramma del tradimento e viene in genere
utilizzata al fine di esprimere l'amarezza e la delusione che si provano
nel momento in cui una persona apparentemente fidata agisce senza scrupolo alcuno ai danni di un suo caro.
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