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sabato 20 settembre 2025

San Matteo

 San Matteo, apostolo, evangelista e martireSan Matteo evangelista è considerato l’autore di uno dei quattro Vangeli canonici, ovvero i vangeli riconosciuti dalla religione cristiana. In particolare il suo Vangelo è chiamato, insieme a quelli di Marco e Luca, anche Vangelo “sinottico”. Se prendiamo i testi dei tre Vangeli sinottici e li mettiamo su tre colonne parallele, noteremo molte somiglianze nella narrazione degli episodi evangelici, a volte perfino le stesse frasi, le stesse parole.

Ma chi era quest’uomo così vicino a Gesù da potersi fare araldo del Suo messaggio di salvezza e della Sua Parola?

San Matteo evangelista è considerato il patrono dei banchieri, dei contabili, dei doganieri, dei ragionieri e della guardia di finanza. Questi curiosi patronati gli derivano dalla sua vita precedente alla chiamata di Gesù, dal mestiere che praticava prima di diventare uno dei dodici apostoli. Infatti San Matteo era quello che nella sua epoca veniva definito un pubblicano, ovvero un esattore delle tasse. Nella società ebraica maneggiare il denaro romano era considerato un grave peccato. Per ovviare a questo problema i pubblicani anticipavano i soldi delle tasse ai funzionari imperiali inviati con questo scopo, e poi esigevano i tributi al popolo. Questo faceva di loro degli usurai molto odiati, e anche dei peccatori disprezzati da tutti, perché toccando l’oro dei romani, su cui era impressa l’effigie dell’Imperatore, diventavano in un certo senso idolatri.

Dunque Matteo era un pubblicano, e viveva a Cafarnao, un’antica città della Galilea, situata sulle rive nord-occidentali del lago di Tiberiade, in Israele, dove Gesù abitò dopo aver lasciato Nazareth. Non si sa molto di lui, le informazioni biografiche sono molto esigue. Quello che sappiamo risale a dopo l’incontro che avrebbe cambiato la sua vita: quello con Gesù.

Ma ecco che nell’analogo episodio raccontato nel Vangelo di San Matteo leggiamo: Andando via di là, Gesù vide un uomo, seduto al banco delle imposte, chiamato Matteo, e gli disse: «Seguimi». Ed egli si alzò e lo seguì. (Matteo 9,9)

È plausibile che Levi e Matteo siano in realtà la stessa persona. Probabilmente, quando ricevette da Gesù la chiamata per divenire apostolo, il pubblicano Levi cambiò il proprio nome, come fecero Simone, che divenne Pietro, e Saulo, che divenne Paolo. Il significato del nome Matteo, che vuol dire Dono di Dio non fa che avvalorare questa ipotesi.

Tanto bastò a Gesù per cambiare completamente la vita di un uomo abituato a essere inviso ai propri simili, costretto dalle circostanze a un lavoro odioso. Bastò quel Seguimi, accompagnato forse da un sorriso, da una mano tesa, e tutta la vita di Levi/Matteo non ha avuto più alcun valore, alcun senso. Senza una parola egli si alzò dal proprio banco e seguì quell’uomo straordinario, solo perché gli aveva chiesto di farlo.

Da quel momento Matteo diviene a tutti gli effetti uno dei dodici apostoli. Come tale viene citato negli Atti (1,13) dopo l’Ascensione al cielo di Gesù. Sempre con loro partecipò all’elezione di Mattia, scelto per sostituire Giuda Iscariota, e alla discesa dello Spirito Santo sulla folla il giorno della Pentecoste.

Successivamente, come tutti gli altri apostoli, partì e iniziò a diffondere la Buona Novella prima in Palestina, poi ovunque i suoi passi e il suo fervore potevano condurlo.

Sebbene alcune tradizioni sostengano che morì di morte naturale, la Chiesa lo venera come martire.

Secondo la Leggenda Aurea di Jacopo da Varagine San Matteo evangelista viaggiò attraverso l’Etiopia e riuscì a convertirne il re Egippo dopo averne fatto risorgere miracolosamente la figlia Ifigenia. Proprio a causa di questo miracolo, e della conseguente promessa di tutelare la virtù della ragazza, che si era consacrata al Signore, dalle mire dello zio Irtaco, che la voleva sposare, San Matteo avrebbe incontrato la morte mentre celebrava la messa. Sarebbe stato un sicario mandato da Irtaco a trafiggerlo con la spada per ordine del re vendicativo.

Tra le varie rappresentazioni dell’arte sacra che hanno raccontato la morte del Santo una delle più famose e suggestive è sicuramente Il Martirio di San Matteo dipinto da Caravaggio. Si tratta di un meraviglioso dipinto a olio su tela realizzato tra il 1600 e il 1601 dall’artista dietro per commissione della famiglia Contarelli. Lo si può ammirare nella Cappella che porta il loro nome nella chiesa di San Luigi dei Francesi a Roma.

Il martirio di San Matteo può essere considerato a tutti gli effetti un’opera della maturità artistica di Caravaggio. In esso ricorrono infatti molte delle caratteristiche distintive del maestro, dall’uso della luce, proveniente da una fonte esterna, che rischiara a malapena la scena altrimenti avvolta nell’oscurità, alla presenza di molti personaggi, alcuni appena visibili. Sebbene Caravaggio avesse proposto scene diverse, per raccontare il martirio di San Matteo, alla fine quello che propose fu la rappresentazione del santo riverso ai piedi dell’altare sul quale stava celebrando la messa, mentre su di lui troneggia il soldato mandato dal re di Etiopia per assassinarlo. Il soldato ha la bocca socchiusa, il volto stravolto dal furore omicida. Il santo tende la mano al cielo, dove un angelo occhieggia tra le nubi offrendogli la palma del martirio

 

21 settembre 2025 


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